La stanza

Eppure avrei dovuto essere sola.
Non avrei dovuto avere compagnia di alcun genere e la scommessa avrebbe dovuto pormi in questa stanza, al buio, con me stessa come unica persona presente, resistendo nell’oscurità per 48 ore filate.

Allora perché sento il respiro? Quel lieve ansimare che fa drizzare i peli sul collo e m’increspa la pelle?

Ho chiamato, allungato le mani nel tentativo di afferrare quel qualcosa che ho sentito sempre alle mie spalle. Ho cercato e supplicato, ma l’unica cosa che continuo ancora a percepire è quel respiro che non mi da tregua. E pare sollecitarmi a rispondere, a comprendere la sua esistenza. Tuttavia non so come fare, non so come avere quel minimo di luce che mi permetterebbe di vedere, di dare una forma a questa sorta di inquietudine.

Non saprei nemmeno dire se mi spaventa o se semplicemente mi preoccupa, ma vero è che non dovrebbe esserci. In un primo momento avevo pensato a uno spiffero, un refolo d’aria che penetrava attraverso qualche spiraglio che non era stato sigillato a dovere, ma non ho trovato nulla che potesse avvalorare la mia tesi. Sicuramente, non è una corrente.

Il mio istinto lo sa. Intuisce che qualcosa continua a muoversi alle mie spalle, respirando su di esse, lasciando che le mie orecchie colgano quel rumore così lieve da essere a malapena percepito.

Il mio istinto mi ammonisce, m’intima di non voltarmi, di non cercare la fonte e l’origine del respiro. In alcune culture, avvertire una presenza alle spalle rappresenta la consistenza della Morte che annuncia la tua ora ed essa diviene concreta nel momento in cui ti volgi per soddisfare la curiosità.
Così come la moglie di Lot, che venne trasformata in una statua di sale nel momento in cui volle vedere che cosa stava capitando alla sua amata Sodoma, così avverto la necessità di non indagare troppo a fondo.

Eppure questa cosa respira e respira ancora.

* * *

“Accidenti, ma come diavolo è morta? I produttori mi avevano assicurato che non c’era pericolo!”

L’uomo, responsabile di quell’insolito reality, si volse verso l’assistente picchiettando con decisione un dito sul monitor, il quale trasmetteva l’immagine di una stanza completamente illuminata, in cui era stata ospitata la protagonista dello show fino alla sua improvvisa dipartita.

“Com’è morta? Che cazzo ne so! Ma ha smesso di respirare!”

© 2015 di Irma Panova Maino

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