Pagina 28 di Anna Cibotti

cibottiIl trillo prolungato del campanello lo fece correre alla porta d’ingresso.
Infastidito e sorpreso chiese al citofono: “chi è?”.
Nessuna risposta.
Fu tentato di aprire per vedere se il visitatore fosse già salito al terzo piano, il suo, e si trovasse dietro la porta, ma uno strano sentore lo trattenne.
“Meglio guardare prima dalla finestra… non si sa mai!
Scostò appena la tenda e diede un’occhiata in strada.
Nessuno.
Ritornò all’ingresso e tese l’orecchio appoggiandolo al legno della porta.
Silenzio.
“Strano… beh se qualcuno mi cerca si rifarà vivo!”, borbottò.
Il ronzio della stampante in funzione lo fece imprecare un “accidenti… e adesso?”
Entrò nello studio e si mise le mani nei capelli.
Il pavimento era cosparso di fogli.
In terra c’era il suo manoscritto, quello che avrebbe dovuto spedire per un concorso e che aveva appena terminato e corretto con estrema soddisfazione.
Pagina 220 219 218… raccoglieva e sistemava in ordine decrescente.
31 30 29 e la 28?
Continuò convinto che l’avrebbe trovata… e poi l’avrebbe inserita.
Ma era sparita nel nulla!
A quel punto decise di ristamparla.
Pagina 28… clic stampa.
Ma la stampante non stampò nulla.
Uscì solo un foglio bianco immacolato.
Riprovò… niente!
Rimase un attimo fermo a guardare il tutto imbambolato e incredulo.
Nella pagina mancante c’erano poche righe e le lesse e rilesse sul pc quasi a voler togliere l’incantesimo solo per il fatto di guardarla.

“Il vecchio teneva tra le mani tremanti quella lettera che aveva atteso per anni. Suo figlio non sapeva però che il padre non avrebbe potuto leggerla mai.
Era diventato cieco.
Da quegli occhi vuoti di luce uscirono lacrime di gioia e di dolore insieme.
Bagnarono le parole scritte sciogliendole tutte.
Il foglio rimase nudo, bianco e bagnato.
Le mani non più tremanti del vecchio si arresero e lo lasciarono cadere a terra”.

Un leggero fruscio interruppe il suo meditare.
Un foglio volteggiò e cadde ai suoi piedi… leggero come un fiocco di neve.
In basso a destra c’era scritto: pagina 28
Spiccava nel bianco del foglio immacolato come la firma di una lettera mai scritta.
Come quella pagina che nessuno leggerà mai.

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